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6.1.08

Ti piacciono i fiori?


- Ah, giovanotto… di nuovo qui?
- Ehm… sì.
- Benissimo (fregandosi le mani).

Ma lo sai che a Roma i fiorai non dormono mai?


C’è stato un periodo, un paio d’anni e mezzo fa, in cui ero diventato un’autorità in materia di fiori.
Rose, orchidee, composizioni a tema e fiori da campo.
Se dovevo esprimere affetto, interesse o anche gratitudine ad una ragazza, lo facevo mandandole dei fiori.
Avete presente l’espressione “ditelo con i fiori”?
Beh, io ero l’incarnazione vivente di quella frase.
Di più.
Ero il sogno proibito dell’interflora.
Il Padoa-Schioppa dei conti in rosso del fioraio di via Kerbaker.
L’incubo degli addetti alla consegna fiori.

Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, l'uomo con la pistola è un uomo morto.

A guardare adesso, con un po’ di distacco, a quel periodo, mi rendo conto di essere andato un po’ sopra le righe, di avere, come dire, un tantino esagerato…
Credo però di aver capito la ragione di quegli slanci affettivi senza paracadute: quando una persona ti dice che tra te e lei non c’è altro da dire, mentre tu sei lì che vorresti dire (e fare) con lei ancora tanto significa che tu hai ancora la pistola carica (no, non in quel senso lì, o, almeno, non solo in quel senso lì), ma il tuo bersaglio è già lontano un miglio e non hai più alcuna chance di colpirlo.
In altre parole, e fuor di metafora, hai ancora un bel pò di affetto da dare e così finisci col manifestarlo a chi, anche solo con un bel sorriso, di quelli capaci di renderti la giornata migliore, riesce a conquistare la tua attenzione.

Che l’unico pericolo che senti veramente è quello di non riuscire più a sentire niente.

Eppure un po’ rimpiango quella fase.
Non stavo a pensare alle conseguenze delle mie azioni. Agivo, giusto o sbagliato che fosse, ma agivo.
Avrò anche esagerato un po’, ma l’ho fatto in buona fede.
Per dare qualcosa, non per prendere.

Anzi, a dirla tutta, mi sa che preferisco la fibrillazione emotiva di allora al torpore sentimentale che ha preso il sopravvento poi.

4.9.07

Summerless.


Qualcuno ha detto che l’estate è una stagione dell’anima, prima di ogni altra cosa.
Quest’anno, forse per la prima volta, ho preso pienamente coscienza di quanto questa affermazione sia vera.
Può esserci il sole, il caldo, il sudore, il mare, e tutto quello che volete voi, ma se non sei spensierato vuol dire che per te non è realmente estate.
Se dovessi riassumere quest’estate, la mia estate, direi che è proprio questa che mi è mancata: la spensieratezza.
Certo, mi si potrebbe obiettare che stare qui a parlare, sulla soglia dei trent’anni, di spensieratezza è un po’ come discettare di verginità con una puttana.
È vero anche questo.
Infatti, quando parlo di spensieratezza penso ad un concetto relativo, a quei rari e brevi momenti in cui riesci a chiudere a chiave le ansie, i pensieri, i dubbi e i timori nell’angolo più buio dello stanzino.
Momenti che di solito d’estate sono molto più frequenti che in qualsiasi altro periodo dell’anno.
È a questi momenti che mi riferisco.
Sono questi momenti che sono mancati.
I motivi sono vari, ma credo più di ogni altro abbia pesato sapere di un amico che stava passando l’estate in ospedale tra flebo, trasfusioni e altre sofferenze che avrebbero tramortito chiunque.
Sentirlo ogni giorno mi ha fatto comprendere che è possibile davvero, che ci siano estati senz’estate.
Ed ha aumentato il rimpianto per quando la parola estate significava un secchiello, una paletta e tanti sorrisi.
E la vita sembrava facile e divertente come giocare a biglie sulla spiaggia.

Intanto fuori piove e forse l’estate è finita davvero.
Forse.

18.5.07

Tre anni dopo.




Tre anni e qualche mese fa compravo il primo album dei Maroon 5, Songs About Jane.
Ricordo bene quel giorno, particolarmente felice per me.
Non tanto per l’acquisto di quel cd. O, comunque, non solo per quello.
Il disco era davvero bello.
Uno dei pochi album usciti negli ultimi anni che ti faceva venire voglia di schiacciare di nuovo il tasto PLAY non appena avevi terminato di ascoltarlo.
Anche il periodo in cui lo ascoltavo più spesso era davvero bello.
E poi, i testi della canzoni dell’album si rilevarono una miniera inesauribile di spunti.
Lo confesso, per trovare l’ispirazione per scrivere diversi SMS rubai a mani basse da quel cd.
E, devo ammettere, alcuni colpirono nel segno.

Poi le cose sono andate come sono andate ed il ritornello di This Love è diventato la beffarda colonna sonora di un addio arrivato troppo presto.

Oggi i Maroon 5 sono tornati con un nuovo album, It Won’t Be Soon Before Long.
Sono tornati con quel mix particolarmente riuscito di Stevie Wonder, Prince, Michael Jackson e Police che aveva caratterizzato il loro primo disco.
Sgombro subito il campo da dubbi e domande.
Sì, il cd è altezza del precedente.
Certo, la linea di basso di Every Breath You Take a volte è più che omaggiata…
In qualche pezzo c’è un po’ un eccesso di produzione e non tutti i brani sono all’altezza.
Però il disco è un bel disco.
Che piacerà a quelli che hanno amato il cd precedente.
Non posso ancora sapere come saranno i momenti in cui lo ascolterò.
Spero buoni.
Io sono sereno.
E aspetto.
Sperando che la prossima volta l’epilogo non somigli troppo al ritornello di This Love.
E intanto mi godo Wake Up Call, Won’t Go Home Without You e Nothing Lasts Forever.
Il miglior terzetto di brani in successione che abbia ascoltato da parecchio tempo a questa parte.