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11.12.07

Flash-forward.



L’ultima, doppia puntata della terza stagione di Lost è una delle cose migliori che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni.
E non mi riferisco solo a quanto visto in tv.
È una delle cose migliori, punto.
Cinema compreso.

Credo che il motivo principale risieda nel fatto che gli sceneggiatori hanno deciso, in questo doppio episodio, di sostituire i flashback con dei flashforward.
In pratica, allo spettatore viene data la possibilità di gettare uno sguardo non su ciò che è accaduto nel passato dei protagonisti, ma su ciò che accadrà dopo e lontano dall’isola.
Il risultato ottenuto è altamente drammatico: lo spettatore conosce in anticipo quale sarà la sorte dei protagonisti (in questo caso Jack e parzialmente Kate) senza però sapere come e perché ci si è arrivati.
Il ricorso ai flashforward conferisce ancora di più a Lost la forza di un enorme affresco, nel quale si intrecciano, come fili intessuti dal caso, tante esistenze, tutte profondamente, intimamente umane.

Se per caso avete smesso di seguire la serie, stufi di botole, misteriose sequenze numeriche e dei continui passi falsi di Jack, tornate sui vostri passi e ricominciate a seguirla.
Fregatevene dei misteri, delle domande eternamente inevase e guardate Lost per quello che realmente è: il racconto temporalmente frammentato di tante vite alla deriva.
E, proprio per questo, così simili alle nostre…

28.10.07

Ehi, animali!

Purtroppo, il mitico Guido Nicheli, anche noto come "IL CUMMENDA" di tante commedie all'italiana, se n'è andato.

Ciao Zampetti, ci mancherai!

6.6.07

Lo Schermo Sbagliato (5).


Allora, vediamo se sei stato attento fino a questo momento.
Abbiamo parlato di cinema (molto) e di tv (poco).
L’abbiamo fatto citando pellicole degli anni ’80 e altre molto più recenti.
Abbiamo fatto esempi e qualche digressione, ma il cuore del discorso può riassumersi in due sole frasi.
Le ricordi?
No.
Allora te le ripeto (e ci metto anche un bel po’ di spazio tra l’una e l’altra così risaltano meglio sulla pagina di blogspot):


“IL CINEMA AMERICANO DA SOLO NON È PIÙ CAPACE D’INFLUENZARE IL NOSTRO IMMAGINARIO”.


“LA TELEVISIONE E’ IN GRADO DI FARLO”.


Ci sei?
Bene.
Cerca di tenerle a mente, perché, in fondo, è su questi due punti che si gioca il discorso che stiamo facendo e che andremo a fare.
Della prima affermazione ho già parlato abbastanza nelle puntate precedenti.
Adesso siamo passati a spiegare la seconda.
C’ho passato un po’ di tempo a ragionarci su, a cercare di capire come fanno le serie televisive ad avere una presa così forte sul nostro immaginario, e credo di aver trovato delle risposte.
Alcune banali, altre un po’ meno.
Ma le ho trovate.
Però di questo parleremo più approfonditamente nelle prossime puntate.
Prima voglio farti qualche altro esempio per farti capire quanto le serie tv influenzino il nostro immaginario.
Il primo riguarda questo signore qui:


Te lo ricordi?
C’eravamo lasciati proprio accennando a lui, la puntata scorsa.
Non so tu, ma io ho sempre pensato che i medici freddi, brutali e scostanti non rendano un buon servizio alla loro categoria.
Di più, credo che aumentino la diffidenza: se sto male voglio qualcuno che capisca la mia condizione, che si immedesimi, non un tipo che mi esamina come se osservasse un vetrino o una cavia da esperimento.
Poi è arrivato House.
Che è proprio come quei medici di cui stavo parlando.
Freddo, distaccato, irritante. Piuttosto presuntuoso, anche.
Eppure visto lì sul piccolo schermo, alle prese con casi disperati in cui nessuno sembra capirci qualcosa, ci è apparso come il miglior medico del mondo.
Sì, è un bastardo saccente e sarcastico, ma è anche il miglior medico del mondo.
E, facendo gli scongiuri, se ci capitasse qualcosa vorremmo tanto che uscisse dalla scatoletta luminosa per venire qui a risolvere in quattro e quattr’otto i nostri problemi.

Questo vuol dire che la televisione c’è riuscita.
Eccome se c’è riuscita, a colpire la nostra immaginazione facendo impazzire milioni di persone nei quattro angoli della terra per un medico antipatico e scostante.
Ma ancora di più i geniacci che producono e scrivono le serie tv a stelle e strisce sono riusciti a fare con i tipi che vedete qui sotto:


Belli, eh?
Sono i protagonisti di Grey’s Anatomy, riuscitissimo mix di E.R. e Sex and the City.
Qui l’hanno fatta davvero grossa.
Ci hanno fatto maledire e stramaledire il giorno in cui abbiamo deciso (per chi ha deciso così, ovviamente…) di NON diventare medici.
Da quando ho iniziato a seguire questa serie non passa una puntata senza che rimpianga la scelta di non aver intrapreso la carriera medica.
Il motivo?
Semplicissimo.
E se avete visto anche una sola puntata potrete immaginare a cosa sto per riferirmi.
In quell’ospedale di Seattle trombano dalla mattina alla sera.
Tra un trapianto di cuore e un’operazione al cervello trombano.
Tra un’anestesia totale ed una parziale rombano.
E quando non lo fanno, parlano di trombare.
A saperlo prima che la vita del praticante era questa, col cavolo che mi iscrivevo a legge!

Tornando seri per un attimo, è evidente che la realtà non è quella di Grey’s Anatomy (o almeno credo…).
Non è questo che conta.
Ciò che conta è che il meccanismo narrativo messo in piedi dagli autori di questa serie ha fatto sì che, ancora una volta, la nostra immaginazione venga colpita.
Dopo questa serie inevitabilmente finiremo con l’associare gli ospedali oltre che all’angoscia, alla disperazione, alla paura, alla speranza, alla vita e alla morte anche al sesso.
E non è roba da poco.
Pensa per un attimo al cinema e prova a vedere se ti viene in mente un film che sia riuscito a mettere insieme due cose apparentemente tanto distanti come il sesso e la morte in maniere così efficace e credibile.
C’hai pensato?
A me non ne viene in mente nessuno.

E così torniamo al punto iniziale.
Alle due frasi.
Le ricordi?

“IL CINEMA AMERICANO DA SOLO NON È PIÙ CAPACE D’INFLUENZARE IL NOSTRO IMMAGINARIO”.

“LA TELEVISIONE E’ IN GRADO DI FARLO”.
E gli esempi potrebbero continuare.
Se dico “naufraghi”, a cosa pensi?
Sì, forse ricordi Tom Hanks che sfrega il fuoco e parla con un pallone, ma io credo che ti vengono in mente soprattutto loro, i naufraghi di Lost.


Ormai nell’immaginario collettivo l’ISOLA disabitata (mica tanto..) e dimenticata da Dio per eccellenza è quella di Lost.
La zattera è quella di Lost.
I naufraghi sono quelli di Lost (lo so, già l’ho detto ma lo ripeto così rafforzo l’idea).
La botola è quella di Lost. (Ok, lo ammetto la botola non è proprio l’immagine che associamo di solito ad un naufragio… Ma lo vedi? Anche questo lapsus ti da l’idea della forza immaginifica di queste serie. Colpiscono a tal punto la nostra immaginazione da farci ricollegare due cose così diverse tra loro una botola ad un’isola deserta).

Bene.
Credo che gli esempi possano bastare.
Adesso dobbiamo capire come lo fanno.
Come riescono a far presa sulla nostra immaginazione.
Come diavolo fanno?
Alcuni motivi sono evidenti: i protagonisti delle serie televisive entrano nelle nostre case senza che noi dobbiamo fare alcuno sforzo che non sia premere il tasto di accensione della tv.
Non solo: vengono a trovarci ogni settimana, aumentando così la nostra familiarità con loro, facendoci affezionare a loro.

Queste ragioni sono evidenti ed intuitive, ma ce ne sono altre meno evidenti, meno intuitive.
Una, tra tante, è quella determinante, almeno a mio modesto parere.
Quella in grado di fare tutta la differenza del mondo.
Ne parleremo la prossima volta.
Lo faremo prendendo l’argomento un po’ alla lontana, partendo dalla storia dell'incredibile ascesa di William Monahan.
Il nome non ti dice niente?
Non importa.
Per ora ti basti solo sapere che è uno bravo a copiare.
Molto bravo.
Così bravo che per aver copiato gli hanno dato anche un Oscar…

25.4.07

Lo Schermo Sbagliato (4).


Ricordi dove eravamo rimasti?
Ci eravamo lasciati con qualcosa che suonava più o meno così:
“IL CINEMA AMERICANO DA SOLO NON È PIÙ CAPACE D’INFLUENZARE IL NOSTRO IMMAGINARIO”.
E poi avevamo aggiunto:
“LA TELEVISIONE E’ IN GRADO DI FARLO”.
Il punto, quindi, adesso è questo: la televisione può influenzare l’immaginario collettivo più del cinema.
Ma come riesce a farlo?
E, soprattutto, è davvero così?
Mai come in questo caso, alcuni esempi valgono più di mille parole.
Oggi partiamo col primo.

Lascia correre l’immaginazione.
Stai guardando un film, un thriller, uno di quelli in cui avvengono degli omicidi e bisogna scoprire il colpevole.
Chi è che scopre il colpevole, nel novanta per cento dei casi?
Un detective, spesso una coppia, quello giovane e quello anziano, il più delle volte.
C’è una scena fissa, in quasi tutti questi film, quella in cui viene ritrovata una delle vittime.
Riesci a ricordare la scena in questione in un tipico thriller diciamo degli anni ottanta o novanta?
Bene.
Non ci riesci?
Ti do una mano io.
Hai visto “Seven” o “Basic Instinct”?
Uno dei due l’avrai visto, no?
Ecco, in entrambi questi film, sono presenti scene come quella di cui sto parlando (in “Seven” ce n’è più d’una, per la verità, ed è abbastanza difficile dimenticarsene…)
Adesso prova a ricordare questa scena, ed alcuni suoi dettagli.
C’è un cadavere, disteso da qualche parte, di solito coperto.
Ci sono diverse persone che vi passano attorno, poliziotti, fotografi.
Al centro della scena, in primo piano, non puoi sbagliarti, c’è il detective (o come abbiamo già detto la coppia di detective): che si tratti di Michael Douglas, Brad Pitt o Morgan Freeman non ha importanza.
Ciò che importa è che il detective è al centro della scena.
È al centro dell’attenzione.
È al centro della storia.
Ci sei?
Bene.
Ora allarga la visuale.
Le vedi quelle figure rannicchiate, piegate sulle ginocchia, che scattano foto o depositano cartellini numerati e pronunciano frasi standard tipo: “E’ morto poco dopo la mezzanotte”?
Bene.
Non le ricordi?
Perfetto.
Perché è proprio questo il punto.
Quelle figure, nei thriller, hanno sempre avuto un ruolo di quarto-quinto piano.
Non possono definirsi co-protagonisti, sono solo figuranti.
Spesso il volto degli attori che li interpretano non è neanche inquadrato dal regista.
Ora guarda quest’immagine:


Li vedi?
Belli, dritti, fieri di sé, in primo piano.
Sono uomini della scientifica, proprio come quelle figure rannicchiate dei thriller di cui stavamo parlando…
E, stavolta, sono loro ad essere i protagonisti.
Sono loro ad essere al centro della scena.
Sono loro a risolvere i casi.
Sono i protagonisti della serie televisiva C.S.I., certamente ti sarà capitato di vederne qualche puntata.
Erano solo topi di laboratorio, figure di secondo piano di ogni thriller cinematografico che si rispetti, finché a qualcuno non è venuta la geniale idea di renderli protagonisti di una serie tv, mettendo in soffitta i classici detective con le loro intuizioni irrazionali e lasciando che a risolvere i casi fossero loro, grazie a tracce di sangue, residui organici, capelli ed altre amenità…
Risultato? Una delle serie televisive di maggior successo di tutti i tempi, al punto da generare ben due spin-off: C.S.I. MIAMI e C.S.I. NEW YORK.
Gli effetti sull’immaginario collettivo?
Dirompenti.
Basterebbe già il confronto fra le immagini che ho proposto a far capire quanto questa serie tv abbia rovesciato alcuni luoghi comuni del thriller rimpiazzando nell’immaginario i classici detective d’azione con uomini più pronti alla riflessione.

Ma, al di là del gioco delle immagini, è indiscutibile che ormai, quando pensiamo alla soluzione di un caso di omicidio, non possiamo fare a meno di pensare che questa passi inesorabilmente attraverso esami al microscopio, prove del D.N.A., ritrovamento di tracce di paraffina.

Che ciò succeda anche nella realtà è poco importante.
La televisione è arrivata prima ed ha imposto al pubblico una nuova visione del genere thriller, dove i meccanismi di base sono sì sempre gli stessi, ma sono cambiati i protagonisti ed i relativi metodi.

Ci sei ancora?
Bene, perché prima di andare avanti faremo qualche altro esempio, affinché sia chiaro come le serie tv hanno, giorno dopo giorno, puntata dopo puntata, modificato il nostro modo di percepire certi generi narrativi e, talvolta, anche la realtà.
Tieniti forte perché anche la prossima volta dovrai impegnarti e lavorare con l’immaginazione.
Ma stavolta voglio darti un po’ più di tempo e anticiparti la domanda che ti avrei fatto.
Ma tu, fino a pochi anni fa, se avessi avuto male a un piede od alla pancia, ti saresti fidato di un dottore come questo?

17.4.07

Lo Schermo Sbagliato (3).


Che cos’hanno in comune Spider-Man, la trilogia del Signore degli Anelli e le varie pellicole dedicate ad Harry Potter, oltre al fatto di essere alcuni dei più grossi successi cinematografici degli ultimi anni?
Sono tutti film che nascono da territori diversi da quelli del cinema.
Sono film che adattano per il grande schermo idee e personaggi che hanno avuto origine altrove.
Un altrove che è rappresentato dai fumetti per Spider-Man.
Dai romanzi per Il Signore degli Anelli ed Harry Potter.
Quindi, ricollegandoci a quanto si era detto l’ultima volta, non sono prodotti cinematografici “autoctoni”.

Ti vedo dubbioso, posso intuire quale obiezione stai per sollevarmi: “saranno anche film non autoctoni, ma hanno, almeno per le nuove generazioni, la stessa capacità d’influenzare l’immaginario che hanno avuto per te i film che hai citato la volta scorsa”.
È un’obiezione che, almeno a prima vista, non fa una piega.
Nessuno può mettere in discussione che il maghetto con la sciarpa giallo-rossa, il buon vecchio tessiragnatele e l’allegra compagnia capitanata dall’hobbit Frodo Beggins siano personaggi entrati a far parte a pieno titolo dell’immaginario collettivo.
Ma sei sicuro che tutto questo sia dovuto al cinema?
Io non ne sono convinto…
Prova a seguirmi un attimo: immagina per un momento che non sia uscito nelle sale nessuno dei due (tre con quello di prossima uscita) film dedicati all’Uomo Ragno.
Riusciresti comunque ad immaginare l’arrampicamuri mentre volteggia tra le strade di New York grazie alle sue ragnatele?
Io dico di sì.
Perché le sue gesta erano lette da milioni di lettori in tutto il mondo già molto tempo prima che uscissero le pellicole a lui dedicate.
Perché è un personaggio che esiste da molto tempo prima che Hollywood si accorgesse della sua esistenza.
E che continuerà ad esistere, anche quando il cinema smetterà di occuparsi di lui.

Ma lo stesso vale per Harry Potter, che era già un clamoroso fenomeno editoriale degli ultimi anni quando ancora le relative trasposizioni cinematografiche non erano ancora state messe in produzione.
Ed anche la trilogia tolkeniana aveva conquistato milioni e milioni di appassionati in tutti gli angoli del mondo molti anni prima di fare la sua apparizione in veste di film.
Capisci cosa intendo dire?
Il cinema, con questi film, non ha influenzato nessun immaginario, perché quell’immaginario che avrebbe dovuto forgiare era già nello che pronto.
Era già nato e cresciuto attraverso la lettura di quei libri e di quei fumetti.

Però una cosa va ammessa: non si può negare che il cinema abbia avuto un importante effetto catalizzatore rispetto a quelle opere ed a quei personaggi, diffondendoli in un territorio fisico ed immaginario molto più grande di quello in cui erano nati.
Quindi in questo senso, soltanto in questo senso, si può dire che il cinema americano sia ancora in grado d’influenzare l’immaginario.
Ma si tratta, per tutto quanto abbiamo detto, di una capacità molto più ridotta di quella che aveva quando produceva i vari E.T., Indiana Jones, Guerre Stellari.
Se non altro perché dimostra una un’enorme debolezza nel dover ricorrere ad idee e personaggi che nascono nei fumetti e nei libri.
E gli esempi potrebbero continuare con le pellicole ispirate ai videogiochi, ai personaggi dei cartoni animati.
Persino alle giostre!
Sì, hai capito bene! Alle giostre!

Pirates of the Caribbean, un altro dei maggiori successi cinematografici di questi anni, è ispirato ad un’attrazione a tema della Disney.
Ormai sono talmente tante le pellicole “ispirate a” che si potrebbe abbandonare la classificazione nei tradizionali generi (avventura, thriller, drammatico, commedia, ecc.ecc.) per dividere i film in: ispirati a fumetti, ispirati a romanzi, ispirati a videogiochi, ispirati a serie tv.
In altre parole, anche se è triste dirlo, il cinema è sempre più a corto di idee.
Ed è sempre meno in grado, da solo, d’influenzare il nostro immaginario.

Quindi, torniamo alla frase di “lancio” del nostro discorso, te la ricordi?
“IL CINEMA AMERICANO NON È PIÙ CAPACE D’INFLUENZARE IL NOSTRO IMMAGINARIO”.
Possiamo tranquillamente correggerla, come avevo anticipato la volta scorsa, così: “IL CINEMA AMERICANO DA SOLO NON È PIÙ CAPACE D’INFLUENZARE IL NOSTRO IMMAGINARIO”.
Ci sei?
Bene, perché siamo solo all’inizio.
Da qui a breve, se avrai ancora un po’ di pazienza, ti farò vedere che, se è vero che “IL CINEMA AMERICANO DA SOLO NON È PIÙ CAPACE D’INFLUENZARE IL NOSTRO IMMAGINARIO”, è altrettanto vero che, invece, sì, “LA TELEVISIONE E’ IN GRADO DI FARLO”.
Non sei convinto?
Ti apparirà tutto più chiaro la prossima volta, quando parleremo di come un imbolsito signore di mezz’età, tra provette e microscopi, è riuscito a fare le scarpe a ben più noti detective di tanti film gialli.

7.4.07

Lo Schermo Sbagliato (2).


“IL CINEMA AMERICANO NON È PIÙ CAPACE D’INFLUENZARE IL NOSTRO IMMAGINARIO”.
Ci eravamo salutati con questa frase, ricordi?
Bene.
Ora è il momento di precisarne il senso.
Per farlo, però, dobbiamo fare un piccolo passo indietro.
E non solo nel senso che andiamo a vedere cosa c’è dietro questa frase.
No, andiamo proprio indietro.
Indietro nel tempo.
È il 1982, ho circa quattro anni ed i miei mi portano al cinema.
Il film che mi portano a vedere è E.T. di Steven Spielberg.
Credo che l’abbiamo visto tutti, prima o poi.
Anche tu, no?
Mentre lo guardo, avverto qualcosa, qualcosa di forte.
Una sensazione mai provata prima.
È magia.
È la magia del cinema: la sala buia, la luce proveniente dalle immagini sullo schermo, la sensazione di vivere un’esperienza più grande di quella che puoi vivere nella vita di tutti i giorni.
Le parole non riescono a descriverla bene, perché il cinema è fatto, prima ancora che di parole, di volti, di sguardi, di emozioni, di immagini.
Ecco, è un’immagine che ci serve per capire meglio ciò che intendo dire.
Dobbiamo trovare un’immagine.
Non occorre pensarci molto.
L’immagine è forte, ed è ben presente nella mia testa.
Non so tu, ma io, se devo scegliere un’immagine che rappresenti il cinema, l’essenza del cinema, non ho alcun dubbio.
Scelgo questa:





La luna alta nel cielo ad illuminare la notte, una bicicletta che le passa davanti, in volo, sospesa nell’aria.
Ecco, quando penso al cinema, penso ad immagini come queste.
Sei lì davanti allo schermo ed improvvisamente diventi piccolo piccolo.
Sei solo un puntino di fronte all’immensità di quello che accade sul Grande Schermo.
Che è tale perché, appunto, è Grande.
È più grande di te.
E tu ne sei travolto, perché lì, sullo schermo cinematografico, succede qualcosa di grandioso, qualcosa di enorme, qualcosa, come dicono gli americani, di più grande della vita (“bigger than life”).

Questa è l’essenza del cinema.

Il resto può esserci o meno, ma se il cinema perde la capacità di faci sognare, di trasportarci in qualcosa di più grande delle nostre esistenze quotidiane, può anche portarci buoni film, ma ha comunque smarrito la sua essenza.

Ha perso la magia.

“IL CINEMA AMERICANO NON È PIÙ CAPACE D’INFLUENZARE IL NOSTRO IMMAGINARIO”.
Dobbiamo arrivare a capire cosa c’è dietro questa frase.
Un primo passo lo abbiamo fatto.
Ti ho mostrato cosa intendo quando parlo di capacità del cinema di influenzare il nostro immaginario.
Come? Non ti è ancora chiaro?
…ok. Ora faccio qualche altro esempio, così ci intendiamo meglio.
Ci spostiamo solo di qualche anno in avanti.
Torniamo al cinema ed andiamo a vedere questo film:


L’hai visto, no?
Impossibile che tu non lo abbia visto e se non l’hai ancora fatto, beh, è ora che tu corra ad affittarlo in DVD!
Sei ancora lì? Cosa aspetti? Vai, forza!
Magari vacci scorrazzando su uno skate, proprio come il mitico Marty Mc Fly!
Ecco: Marty Mc Fly che, in piedi sul suo skate, si aggrappa da un auto all’altra per tentare (inutilmente!) di arrivare a scuola in ritardo.
Un’altra bella immagine, magari non forte come quella di E.T., che ci spiega come il cinema americano di quegli anni fosse in grado di influenzare il nostro immaginario.
Chi di noi, dopo aver visto Ritorno al Futuro, non moriva dalla voglia di comprarsi uno skate e provare a fare quello che faceva Mc Fly?
Sì, perché influenzare il nostro immaginario, significa anche questo.
Farci sognare.
Nel senso più vero del termine.
Tutti, dopo aver visto quel film, volevamo passare a bordo di uno skate da un auto in corsa all’altra.
Tutti, dopo aver visto Ritorno al Futuro, sognavamo di poter un giorno salire a bordo di una De Lorean volante e viaggiare nel tempo per rimediare ad errori passati e futuri.
Quello, sì, era cinema capace di influenzare il nostro immaginario.
Ed anche questo, lo era:


Dopo l’uscita nelle sale de I Predatori dell’Arca Perduta e di Indiana Jones e il Tempio Maledetto, a chi mi chiedeva cosa avrei voluto fare da grande, rispondevo, con fare stra-sicuro: l’archeologo.
Non avevo dubbi.
Volevo diventare archeologo.
Tutti volevano diventare archeologi.
E perché, tutt’a un tratto un mestiere così faticoso, pieno di sacrifici, fatto di libri ammuffiti, di ricerche faticose, di sudore e di polvere era diventato il sogno mio e di tanti miei coetanei?
Perché, per noi, l’archeologo era come il buon vecchio Indy.
Donne, tesori, fascino a volontà, viaggi in giro per il mondo, emozioni, pericoli di ogni genere.
Per noi la parola archeologo era diventata sinonimo di avventuriero e poco importava che la realtà fosse completamente diversa.
Perché il cinema, ancora una volta, aveva dimostrato di saper fare bene (alla grande direi…) il proprio lavoro.
Aveva colpito la nostra immaginazione.

Ora, facciamo un salto in avanti e torniamo ai giorni nostri.
Se cerco un’immagine come quella di E.T. o di Ritorno al Futuro o di Indiana Jones, per quanti sforzi faccia, proprio non riesco a trovarla.
E sai perché?
Perché è questo che manca al cinema americano degli ultimi quindici anni (e forse anche qualcosa in più…): la capacità di colpire la nostra immaginazione.
Di colpirla ed, in qualche modo, influenzarla.
“IL CINEMA AMERICANO NON È PIÙ CAPACE D’INFLUENZARE IL NOSTRO IMMAGINARIO”.

E così siamo tornati al punto di partenza e ti ho spiegato, spero in maniera chiara, cosa intendo con questa frase.
Come?
Dici che non è così? Non è vero che il cinema non colpisce più la nostra immaginazione?
Cosa?
Spider-Man.
Harry Potter.
Il Signore degli Anelli.

… … …
Sì, forse hai ragione, questi film possono essere per le nuove generazioni ciò che i film che ho citato in precedenza sono stati per la mia.
Però c’è una differenza notevole tra i film che hai citato tu e quelli che ho citato io.
Provo a mettertela giù così.
“IL CINEMA AMERICANO DA SOLO NON È PIÙ CAPACE D’INFLUENZARE IL NOSTRO IMMAGINARIO”.
Hai notato?
Ho aggiunto qualcosa alla frase.
Sembra che non cambi molto, ma invece cambia tutto.
E la prossima volta ti spiegherò perché.
E ti spiegherò anche perché gli esempi che hai fatto sono sbagliati.
Prima di salutarti, ti lascio con un indizio, per farti capire da cosa partiremo la prossima volta.
È una parola strana, inusuale quando si parla di cinema.
Ma io la trovo perfetta per quello che ci serve.
Ci aiuterà a capire meglio ciò di cui andremo a parlare.
Sì, perché la prossima volta parleremo di “AUTOCTONIA”.

5.4.07

Lo Schermo Sbagliato (1).


Ciao!
Rubo solo un paio di minuti del tuo prezioso tempo.
Volevo dirti che sotto l’etichetta “Lo Schermo Sbagliato” da oggi troverai una serie di riflessioni che andranno a comporre, alla fine, un unico saggio.

Come?!
La parola “saggio” non ti ispira per niente?
Allora cambiamola.
Fammici pensare…

…che ne dici di “viaggio”?
Va meglio?
Direi di sì… e mi sembra anche più in tema col nome di questo blog.
E poi, in fondo, di questo si tratterà.
Di un breve viaggio.

Proprio così: faremo un viaggio per capire dov’è andato il cinema americano negli ultimi dieci-quindici anni.
E dove si sta dirigendo.

E, soprattutto, cercheremo di capire perché, se siamo in cerca di buone storie e personaggi memorabili, sbagliamo ad andare a fare la fila ai botteghini delle multi-sale.

Allora sei pronto?

No, non servono conoscenze particolari.
Basta aver visto un po’ di film, anche soltanto quelli più famosi, ed aver dato uno sguardo alle serie-tv di ultima generazione.
Anche se ti è capitato di guardare solo di sfuggita qualche puntata delle serie più viste degli ultimi tempi tipo C.S.I. e DR. HOUSE va più che bene.

Aver visto qualche film ed aver dato un’occhiata alle serie televisive più famose.

Basta.
Tutto qui.
Facile, vero?

Bene, allora possiamo cominciare.
Partiamo con una prima riflessione, la butto lì così puoi pensarci un po’ su e poi ne parliamo con calma la prossima volta.
Si potrebbe riassumere in una frase che suoni più o meno così:

“IL CINEMA AMERICANO NON È PIÙ CAPACE D’INFLUENZARE IL NOSTRO IMMAGINARIO”.

(1-continua)

27.1.07

He is back!


Come chi? E' Jack Bauer, il protagonista del serial 24, nonché l'agente segreto più cazzuto del mondo.

Se salissero su un ring a sfidarsi, lui e James Bond (vecchie e nuove incarnazioni), non ho alcun dubbio. Vincerebbe Jack.

E' l'utlima incarnazione dell'eroe americano, quello disposto a qualsiasi cosa pur di salvare il suo Paese dagli attacchi sferrati dal nuovo terrorismo.

Se pensate che sia un personaggio banale, allora non avete mai visto una puntata di questa straordinaria serie, sicuramente la più adrenalinica e drammatica tra quelle di "nuova generazione".
In un episodio di 24 accadono più cose che in mezza stagione di LOST.

Ho appena visionato i primi due episodi della sesta stagione e giuro che un incipit di una serie tv così incalzante, drammatico e ricco di colpi di scena non l'avevo mai visto.
Speriamo tutta la stagione rimanga sui livelli stratosferici di questi primi due episodi...