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8.5.08

Finché c'è paggio c'è speranza


Lo ammetto: ho sbagliato.
Ho preso questa figura goffa, patetica, a tratti imbarazzante, con la lancetta dell’orologio perennemente a mezzogiorno e lo sguardo vuoto di chi ha intravisto (ma non toccato) la triforza, e l’ho idealizzata fino ad avvolgerla nell’alone del mito.
Poi ho sbagliato ancora.
Ho puntato l’indice contro la donna paggista.
Ho provato a comprenderne la psicologia tra crudeltà, indifferenza, una buona dose di egoismo e tanta superficialità.
Ho cercato di dare una scossa ai paggi di tutto il mondo (me compreso), nella speranza che comprendessero la loro triste condizione e provassero a mettersi alla ricerca della dignità perduta.
Ma ho soltanto perso tempo.
Al paggio tutto questo non interessa.
Il paggio vive di affetto e attenzioni non corrisposte.
Il paggio ci sguazza nello squilibrio del rapporto con la donna desiderata.
Il paggio gongola per un bacetto accennato, una mezza parola appena sussurrata e subito ritrattata, un messaggio che arriva tardi, non è quello che si aspettava, ma che sì, tutto sommato, non è poi da buttare.
Al paggio piace chiudere gli occhi e sognare.
Fa niente che quando li riapre la vista è offuscata dai lucciconi.
E così, anche se in ritardo, ho capito.
Che non è il paggio a non poter vivere senza la donna che brama.
che nove volte su dieci non avrà mai.
Ma è il contrario.
È la donna paggista a non poter fare a meno di un paggio.
Perché la donna paggista è poca cosa senza un paggetto al suo servizio.
Perché la donna paggista non è niente senza un paggetto o due che le ronzino intorno.
E non a caso dico “un” paggio e non “il” paggio.
Perché i paggi sono intercambiabili, come le ruote di una macchina, i versi di una canzone di Gigi D’Alessio, le lacrime nella pioggia.
E finché esisteranno paggi non avrà senso prendersela con le donne paggiste.
Perché vorrebbe dire puntare al bersaglio sbagliato.
Insomma, morto un paggio se ne fa un altro.
O, se preferite, il paggio è morto. Lunga vita al paggio!

15.5.07

Concorso - Uomo Paggio per un giorno


Vuoi essere Uomo Paggio per un giorno?
Bene!
E' arrivata la tua grande occasione!
Invia entro il 16.6.2007 all'indirizzo e-mail che trovi visualizzando il mio profilo un racconto dedicato all'Uomo Paggio con le seguenti caratteristiche: formato Word, max 8000 battute spazi inclusi, interlinea 1,5.
Il migliore verrà pubblicato entro il 14.7.2007 sul blog.

5.5.07

Il Ritorno dell'Uomo Paggio (Parte II - Nella mente dell'Uomo Paggio).


Dal diario segreto dell'Uomo Paggio

Caro diario,
oggi è stata una bellissima giornata. Una delle più belle che io ricordi.
Stamattina l’ho chiamata e la sua voce era squillante come e più del solito.
Non so se è per via del nuovo lavoro che, a quanto dice, deve piacerle molto.
Ma io sono convinto che, e forse pecco un po’ di presunzione, che, sotto sotto, è proprio grazie a me. Ho come la sensazione che sto iniziando a piacerle.
Sì, è vero che per convincerla ad uscire ho dovuto faticare un po’.
Ma qual è la donna che non si fa pregare?
E poi, alla fine, mi ha accontentato in tutto. O quasi.
Certo, le proposte le avevo selezionate in considerazione dei suoi gusti: lo spettacolo a teatro, la cena a base di giapponese. Tutte cose per cui va pazza.
Non mi poteva dire di no. Che volpe che sono!
Peccato solo per la passeggiata vicino al mare! Ma forse sono stato un po’ troppo audace a chiederle di farla. Per queste cose ci vuole un bel po’ di tempo. E, come mi ripete sempre, io sono troppo impaziente.
Devo avere più pazienza.
Lei me lo dice sempre.

Comunque, ti stavo raccontando della giornata.
Quindi verso le sette sono passato a prenderla, solo che era un po’ prestino, come al solito…
Ho dovuto aspettare un po’ prima che scendesse.
Ma qual è la donna che non si fa attendere?
E poi… sicuramente doveva fare una di quelle cose da donna. Truccarsi. Prepararsi. Sai, gli abbinamenti e tutto il resto. Anche se, ora che ci penso su, mi pare che sia scesa in tuta…
Mah! Chissà! Forse mi confondo con martedì sera..

A teatro è andato tutto bene. Ogni tanto ho provato a prenderle la mano e lei…attenzione perché è importante… lei… non l’ha allontanata. Ora dimmi tu se questo non è un chiaro segnale che prova qualcosa per me! A onor del vero dopo un po’ che la sfioravo si scostava…
Ma qual è la donna che non gioca a ritrarsi?
E poi… ha detto che lo faceva perché stava scomoda e doveva cambiare posizione.
Ed anche su questa devo dire che aveva ragione: quelle poltrone erano davvero scomode.
La prossima volta prenoterò i posti migliori. Anche se al botteghino avevano detto che erano questi… Mah! Chissà! Forse i migliori erano già prenotati…

Al ristorante è andata bene, anche se purtroppo non è che abbiamo potuto parlare granché.
Ha passato un’ora al cellulare. “Roba di lavoro” ha detto. Ha riso quasi tutto il tempo che è stata al telefono con quel collega. Sarà un tipo molto simpatico, magari ci proverà anche un po’ con lei e lei glielo farà anche fare…
Ma qual’è la donna a cui non piace essere corteggiata?
E comunque non mi spaventa mica il primo collega che ci prova…
Certo, però, che dev’esserci proprio un bel clima, allo studio, perché l’ho vista ridere di gusto. Buon per lei. È una gran cosa lavorare in un ambiente sereno e divertente.

Poi ci siamo salutati e lei… beh, non è successo niente, ma… il modo in cui mi ha sorriso… quello sguardo malizioso… sì, più ci penso più mi sembra che le cose stanno proprio così: le piaccio.

Ma non è finita.
Perché poi… poi è successa la cosa più bella della giornata.
Le ho mandato un messaggio.
Nulla di particolare.
L’ho soltanto ringraziata per la bella serata passata insieme.
E lei… lei mi ha risposto e… quasi mi trema la mano per l’emozione mentre scrivo…
Lei mi ha risposto così: “GRAZIE MILLE ANCHE A TE. BUONANOTTE. FA’ SOGNI D’ORO…”
Non so tu che ne pensi, caro diario, forse è stata un po’ troppo sintetica, forse non ha abbondato come me, però, quei puntini… quelli lì, alla fine del messaggio…
Beh, secondo me non li ha messi lì a caso.
No, credo proprio di no.
Quei puntini dicono più di quanto sembra.
Quei puntini dicono tutto.

O sbaglio?

Il Ritorno dell'Uomo Paggio (Parte I - L'altra metà del cielo).


PRIMA

Roberta scrive:
Aspetta un attimo… sta squillando il cellulare.
Manuela scrive:
Ok.
Roberta scrive:
Che palle! Sta già qui sotto.
Manuela scrive:
Così presto? Ma non doveva passare a prenderti alla sette e mezza?
Roberta scrive:
Sì, ma arriva sempre in anticipo. È un’altra delle sue pessime abitudini…
Manuela scrive:
Beh, allora vai. Mi scollego. Poi mi racconti al ritorno.
Roberta scrive:
Nooo! Ma che vai e vai! Adesso lo faccio aspettare un bel po’… Così può darsi che impara, a presentarsi sempre presto.
Manuela scrive:
Non sarai troppo severa con lui?
Roberta scrive:
Ma che severa?! Dovrebbe baciare la terra dove passo io… per avere l’onore di uscire con me. E poi… è come con i bambini piccoli. Va educato. Le parole con lui non servono. Dev’essere ammaestrato.
Manuela scrive:
Come un cane, vorrai dire, più che come un bimbo…
Roberta scrive:
No, come un cane no… è un po’ forte come espressione. Diciamo come un cagnolino. Che suona meglio. È più dolce, più carino.
Manuela scrive:
Se lo dici tu?! Ma non devi prepararti? Sei già pronta?
Roberta scrive:
Veramente no. Sono in tuta. Prima che tu mi svegliassi con quei trilli stavo riposando. E, per riposare, preferisco stare comoda.
Manuela scrive:
Beh allora ti saluto. Dovrai vestirti, no? Quel poveretto quanto vuoi farlo aspettare ancora?
Roberta scrive:
No, non ti preoccupare di lui. Come ti ho detto, deve imparare. E poi… scenderò così. Non ho nessuna intenzione di farmi bella per lui.
Manuela scrive:
Neanche un po’ di trucco?
Roberta scrive:
Niente. Già così rischio che mi salti addosso. Dovresti vedere come mi guarda…
Manuela scrive:
Immagino. Poveraccio, però. Dev’essere davvero dura per lui: ti porta ad uscire e non ha mai la possibilità di farci qualcosa, con te.
Roberta scrive:
Mah! Non lo so. Non è che ci pensi granché…
Manuela scrive:
Senti… posso chiederti una cosa? Però promettimi di non arrabbiarti.
Roberta scrive:
…ok, spara.
Manuela scrive:
Perché fai così con lui? Voglio dire… potresti avere un uomo vero accanto a te e non un… come posso dire… un paggetto.
Roberta scrive:
Paggetto? Bello questo nomignolo! Mi piace.
Manuela scrive:
Allora? Perché lo tratti così? Non è un modo di illuderlo? Di giocare coi suoi sentimenti?
Roberta scrive:
…aspetta un attimo. Sta squillando di nuovo… E’ sempre lui. Adesso mi farò sentire. Eccome se non mi farò sentire. Allora scendo. Ci sentiamo dopo.
Manuela scrive:
…ok.
Roberta scrive:
Appena torno ti faccio un trillo.
Manuela scrive:
Ok. Besos.
Roberta scrive:
Baci.


DOPO

Manuela scrive:
Già di ritorno? Avete fatto presto!
Roberta scrive:
Sì... e chi ce la faceva più?! Finché si sta a teatro, bene. Anche a cena può andare. Ah, a proposito! Non immagini chi mi ha chiamato mentre ero a cena con… col paggetto, come lo chiami tu.
Manuela scrive:
Chi? Non mi dire! Non sarà mica G…
Roberta scrive:
Sì. Proprio lui. Siamo stati a telefono quasi tutta la serata. Mi ha salvata da una di quelle terribili conversazion… ehm monologhi del paggetto. Sai, quei giri di parole interminabili con trecento divagazioni per arrivare a farfugliare qualcosa sul futuro del rapporto tra me e lui?
Manuela scrive:
Sì, qualche volta me ne hai parlato. Beh… e raccontami, su. Che ti ha detto al telfono?
Roberta scrive:
E’ stato simpaticissimo. Mi ha fatto morire dal ridere. Mi sa che stamattina ho fatto colpo su di lui. Ha fatto un paio di battute… Erano un po’ spinte, ma, credimi, è stato esilarante.
Manuela scrive:
Come un po’ spinte?
Roberta scrive:
Sì vabbé però in maniera simpatica. Ha detto che il mio culo…
Manuela scrive:
Il tuo culo? Ha detto proprio così?
Roberta scrive:
Sì. Proprio così. Ah! Ah! Ah! Forte, eh?
Manuela scrive:
Mah!
Roberta scrive:
Ha detto che non ha nulla da invidiare a quello di Jennifer Lopez! Ti rendi conto? Non è simpaticissimo?
Manuela scrive:
Se lo dici tu! E poi?
Roberta scrive:
E poi ne ha detta un’altra, sai sempre su questo genere, apprezzamenti sotto forma di battute… dette in simpatia… Ha detto che con quel pulloverino stretto stretto che portavo oggi si vedevano bene i…
Manuela scrive:
Ok. Ok. Ho capito. Molto divertente. E il paggetto? Che faceva mentre tu eri al cellulare?
Roberta scrive:
…niente. Era lì, ogni tanto tirava fuori il suo cellulare, apriva e chiudeva lo sportellino, faceva finta di rispondere a qualche messaggino. E poi mi guardava. Con quel sorriso ebete stampato sulla faccia.
Manuela scrive:
Poverino! Non dev’essere stata una bella serata per lui. Anche perché immagino che dopo cena… non sia successo niente. O sbaglio?
Roberta scrive:
No, ma che deve succedere?! Gli ho detto che ero molto stanca. Lavoro, stress. Sai, quelle stronzate lì. Mi ha dato un bacetto sulla guancia, provando ad avvicinarsi alle labbra, ma io non gli ho concesso spazio. E l’ho salutato.
Manuela scrive:
Però! Potevi anche fartelo dare, però, un bacio sulla bocca.
Roberta scrive:
Beh… magari una di queste sere… se si comporta bene e capisce che tra me e lui non ci sarà mai niente. Aspetta un attimo. Mi è arrivato un SMS.
Manuela scrive:
Allora. Di chi è? Del paggetto?
Roberta scrive:
Sì.
Manuela scrive:
Forza! Leggi!
Roberta scrive:
Dice “TI RINGRAZIO DELLA BELLISSIMA SERATA PASSATA INSIEME… SEI UNA PERSONA VERAMENTE SPECIALE PER ME… SUL SERIO, TE LO DICO COL CUORE. NON VEDO L’ORA CHE SIA GIA’ DOMANI COSI’ POTRO’ DI NUOVO SENTIRE LA TUA INCANTEVOLE VOCE. TI VOGLIO UN MONDO DI BENE. UN BACIO FORTE. BUONANOTTE, PRINCIPESSA”.
Manuela scrive:
Bello! Però… deve volerti veramente bene per scrivere queste cose dopo che non hai fatto praticamente niente per lui tutta la serata…
Roberta scrive:
…boh?! Immagino di sì.
Manuela scrive:
E ora? Cosa gli rispondi?
Roberta scrive:
Mah! Non lo so. Devo pensarci un attimo…
Manuela scrive:
Adesso, però, a me puoi rispondere.
Roberta scrive:
Rispondere? E a cosa?
Manuela scrive:
Alla domanda che ti ho fatto prima.
Roberta scrive:
Quale?
Manuela scrive:
Come! Non ti ricordi? Quella di prima… sul paggetto. Perché lo tratti così?
Roberta scrive:
…mi spiace, ma… devo lasciarti. Mio fratello… mi sta rompendo che deve collegarsi. E poi devo rispondere a questo benedetto messaggio.
Manuela scrive:
…ok. Buonanotte.
Roberta scrive:
‘Notte anche a te.
Manuela scrive:
A domani.
Roberta scrive:
A domani.

Continuavano a chiamarlo Uomo Paggio.


- Sì, mi ricordo di lui. – Gigi Fregni socchiude gli occhi mentre risponde alla mia domanda. Per un attimo sembra assentarsi completamente, come se l’aver soltanto evocato quel nome avesse riportato alla luce chissà quali terribili ricordi.
- Eccome, se non mi ricordo di lui. – Sono sulle tracce dell’Uomo Paggio. È da un bel po’ che cerco di incontrarlo, ma trovarlo è diventato improvvisamente difficilissimo. E così ho intrapreso una ricerca cominciando dalle prime persone che hanno avuto a che fare con lui fino ad arrivare a Fregni. È l’ultimo ad aver incontrato l’Uomo Paggio prima della sua misteriosa scomparsa e mi chiedo se non sia stato proprio il loro incontro la vera causa dell’improvviso gesto del Paggio.
- Un caso disperato. – Sospira. – Un caso davvero disperato. – Scuote la testa. Forse non tutti sanno che il cinquantaduenne Fregni è stato uno dei pensatori più importanti degli ultimi anni, teorico di un movimento maschilista tornato alla ribalta come reazione alla progressiva emancipazione femminile. E, se ancora non avete capito di chi si tratti, certamente avrete avuto modo di leggere alcuni dei best-sellers da lui firmati e tradotti in tutto il mondo. Vi dicono niente titoli come, “Tu cucini, tu lavi, tu stiri. Io penso”, “Come trasformare la vostra donna in una serva ubbidiente”? No? Allora vuol dire che siete nei guai…
- E’ venuto da me chiedendomi di liberarlo, di fare qualcosa per lui… io ci ho provato, ma… - Prosegue Fregni. – ma.. veda... non c’era più nulla che potessi fare. Era perso. Completamente.
Ricordo bene quell’incontro, iniziò più o meno così:

- Dottor Fregni, lei deve aiutarmi. Io cerco sempre di accontentare le donne che corteggio, faccio qualsiasi cosa per loro, ma non raggiungo mai nessun risultato. Anzi, finiscono sempre con l’approfittarsi della mia bontà, della mia generosità… Crede ci sia qualcosa di sbagliato in me? – Lo squadrai da capo e piedi. Ai piedi indossava delle scarpe azzurrine modello ballerina con micro-tacco di tre centimetri ed una punta che risaliva all’insù stile mille e una notte ma dei poveri. Le gambe erano strette in una calzamaglia che originariamente doveva essere bianca ma che con l’usura aveva acquistato un dubbio colorito tra il giallognolo ed il grigio-topo. Più su una blusa blu adornata di pietre finte tipo quelle che usano le bambine per fare le collanine quando hanno tre anni ed arricchita dalla presenza di un singolare colletto merlettato tranquillamente utilizzabile come centro-tavola. Come se non bastasse portava anche un ridicolo cappello da pittore indossato all’incontrario dal cui centro spuntava una lunga piuma di piccione morto (da almeno una decina d’anni…). Completavano il quadro desolante una serie di simpatici sonaglini collocati ai bordi del cappello che risuonavano molesti nell’aria ad ogni minimo movimento del Paggio. – Beh… direi che qualcosa nel look andrebbe cambiato… Magari vestirsi con qualcosa di più moderno, non siamo mica nel seicento?
- Ah, no? – Rispose il Paggio e l’assenza di ironia nella sua voce fece trasalire Fregni. – Ci è cascato, eh? – Chiese il Paggio, con l’aria di chi la sa lunga. – Non si preoccupi… lo so, lo so che non siamo nel seicento, ma… dottor Fregni, il punto è proprio questo: per me le donne sono come fiori, tanti petali profumati e luminosi da trattare coi guanti e lo spirito che deve animare chi le corteggia non può che essere quello degli antichi cavalieri. – Al suono di quelle parole Fregni cominciò ad accusare un lieve malore, forse era un principio di infarto, forse erano le budella che avevano preso a contorcersi nel vano tentativo di uscire fuori da quel corpo e di allontanarsi al più presto anche da quella stanza… - No! No! Ma lei è pazzo? – Provò a reagire Fregni - Cosa sta dicendo? Cosa sono queste eresie? Lei viene qui da me, che ho combattuto anni ed anni di battaglie per il ritorno alla sottomissione femminile, e vuole che io stia ascoltare queste sciocchezze? Mi faccia un favore, se ne vada!
- Dottore… ma io… sono qui per liberarmi, per avere un aiuto da lei, mi dica qualcosa, mi dia un consiglio, anche piccolo… - Fregni ci pensò su un attimo. Poi decise di dare un consiglio al Paggio. Avrebbe fatto qualunque cosa pur di toglierselo dai piedi, lo voleva fuori da quella casa, non sia mai la sua giovane moglie avesse ascoltato o intravisto quell’uomo, chissà quali strane idee le sarebbero venute in mente… - Ricorda Paggio: c’è una cosa che non devi mai perdere, anche quando corteggi una donna…
- Cosa?
- La dignità!
- Cosa?
- LA DIGNITA’!!!
- Cooosa? – Furono quelle le ultime parole pronunciate dal Paggio in casa del Fregni prima che la suola della scarpa destra di quest’ultimo si stampasse sulla parte posteriore della calzamaglia dell’Uomo Paggio, più o meno all’altezza del deretano, rendendola ancora più grigia.

- E’ così che è andata.
- La ringrazio, dottor Fregni, il suo intervento è stato prezioso per la mia ricerca.
- Di niente, si figuri. Ora però… se non le dispiace, dovrei tornare ai miei studi.
- Assolutamente.
- Aspetti, la faccio accompagnare da mia moglie.
- No, lasci stare, faccio da solo…
- Ma quale solo e solo! Mia moglie vive per servire. Me e i miei ospiti! Ora la chiamo. – Fregni tirò fuori dalla tasca un campanellino, lo agitò nell’aria, facendolo risuonare nell’aria e prese a fissare con attenzione il quadrante dell’orologio che portava al polso sinistro. Non passarono molti secondi che da una delle porte dell’enorme salone fece il suo ingresso una donna, di una ventina d’anni più giovane del Fregni, molto piacente. Bionda, alta, bella. Aveva tutte le curve al posto giusto. Ma la cosa più strana era l’abbigliamento: la donna indossava un vestitino nero da servetta, con tanto di guanti bianchi e nastrino dello stesso colore a cingerle la chioma fluente.
- Ci hai messo troppo. – Le disse Fregni con tono severo. - Venti secondi sono troppi.
- Ma… dottore io… - Provò la poverina a discolparsi.
- Niente ma. Devi essere più svelta. Perché credi che abbia scelto di rimpiazzare quella vecchia babbiona della mia ex moglie con te?
- Magari perché…
- Sì, vabbé… anche per quei motivi lì… ma comunque devi essere più veloce. Ora comunque vai… Accompagna il signore alla porta, poi discuteremo della tua punizione. – Mi alzai e seguii la povera donna fino all’ingresso. Questa, arrivata all’ingresso, aprii la porta e mi fece segno di uscire. Prima di andarmene, però, non potei fare a meno di rivolgere una domanda alla sventurate serva… ehm moglie di Fregni – Mi scusi, signora, ma… suo marito la tratta sempre così?
- …No. Non proprio sempre... - Nei suoi occhi scuri vidi accendersi una luce particolare. - …Fa così specialmente quando ci sono gli ospiti… – E sorrise, lasciando che quel sorriso scomparisse dietro la porta che si chiudeva completamente alle mie spalle.
Rimasi fermo sull’uscio, perplesso, convinto che in quel quadretto ci fosse qualcosa che mi stava sfuggendo.
Non so se sia stato lo shock per il terribile racconto di quell’incontro tra Fegni e l’Uomo Paggio, o l’emozione per avere conosciuto di persona un così grande uomo, o, ed è forse l’ipotesi più probabile, lo sconquassamento provocato dalla vista della signora Fregni, eppure mi parve di sentire che, dietro la porta chiusa alle mie spalle, una vivace discussione tra i coniugi Fregni stava avendo luogo.
- Stavolta hai davvero esagerato! – Gridava ad alta voce la signora Fregni.
- Ma io…
- Questa pantomima per il tuo pubblico deve finire!
- Ma… Monica, perdonami… io.
- Non ho voglia di parlare con te! Ora vado in camera a togliermi questo ridicolo vestitino ed a rivestirmi.
- … … …
- Ah, dimenticavo… Il tuo grembiule è in soggiorno. Ora va’ e mettiti al lavorare che a causa di quell’inutile giornalista hai perso tempo… C’hai ancora la cucina e i bagni da ramazzare.
- Ma Monica.. io…
- Forza, vai! Non ti ha insegnato niente quel magnifico uomo che venne a trovarci qualche di tempo fa? Com’è che si chiamava… Piggio? Poggio?
- P-Paggio… si chiamava Uomo Paggio.

15.4.07

12.4.07

Prossimamente su questi schermi (2).


- Io non sono un paggio! Sono un uomo, proprio come tutti voi!
- Ah, sì? E allora perché porti il colletto merlettato, vai in giro imbracciando un cesto di rose ed indossi quello stupido cappello adornato di campanellini?



Il ritorno si avvicina...

4.4.07

21.1.07

L'Uomo Paggio.



- Allora che dici? Vuoi che ti porti a cena fuori? Magari in quel ristorante dove preparano il sushi e il sashimi... quello giù in centro, che ti piace tanto?
- Mmm... (con intonazione di Tipo A: tra il distratto e lo svogliato)
- Eh? Ti va? Oppure magari potremmo andare a teatro. C’è in cartellone quella tragedia greca recitata in latino… volevi vederla, no? Se vuoi, posso procurarmi un paio di biglietti.
- Mmm...(con intonazione di Tipo B: guarda che ho da fare. Non posso perdere molto del mio tempo prezioso ad ascoltarti ) Non so...
- Ah! Ecco! Senti che idea: prima andiamo a teatro, che per questo tipo di spettacolo vai matta. Poi andiamo a mangiare giapponese…
- Mmm... (con intonazione di Tipo C: non è malissimo l’idea. Però non è il caso che ti gasi più di tanto)
- ...poi, magari, se ne hai voglia, se non sei troppo stanca, dopo, potremmo andare vicino al mare. E passare lì un po’ di tempo insieme. Sai, io e te... da soli...
- Mmm... (con intonazione di Tipo D: mi sa che adesso stai esagerando. Stai attento che stai quasi per farla fuori dalla tazza...)
- Però decidi liberamente, eh? La mia è solo una proposta. Sei tu che devi decidere. Lo sai che con me non devi farti problemi…
- Mmm... Beh, facciamo così: direi che il teatro va bene. Ci tengo davvero tanto a vedere lo spettacolo che dici. Anzi, forse conviene che prenoti i biglietti...
- Certo. Appena poso il telefono lo faccio. E poi?
- Per dopo... sì, direi che potresti portarmi a mangiare giapponese. È proprio una buona idea. Sai che ne vado matta e non ci vado da molto tempo. Matteo mi portava sempre...
- ...ah. Bene. Quindi teatro, cena e poi potremmo...
- Veramente per dopo non so.
- ...ah.
- Magari... poi vediamo... Può essere che tra teatro e ristorante si faccia tardi. Poi, sai… oggi ho una giornata pienissima. Già sono stanca.
- Ah, sei stanca.
- Anzi, facciamo così. Dopo il ristorante mi riaccompagni a casa. Sai... domani mi aspetta una giornata pesante...
- B-bene. Ma, io intendevo... sai... magari darci qualche bacetto... due carezze... niente di particolare...
- Mmm... non so... No. Non credo sia il caso. Con Matteo mi sono lasciata da poco. E... io e te ci conosciamo da troppo poco tempo.
- Come? Ma se è da più di un mese e mezzo che usciamo insieme? Una sera sì una no ti porto a scorazzare in giro. Ti ho portata ovunque...
- No. Meglio di no. Per ora. Però non si può mai dire...
- ... ... ...
- Magari una di queste sere...
- Allora... a che ora passo a prenderti?

(Conversazione tipo tra esemplare di Uomo Paggio e Donna in posizione psico-fisica di supremazia)

Sì, lo confesso. Ho fatto parte anch’io della categoria. Ma ne sono uscito.
O almeno sto provando ad uscirne.

Cosa ho fatto di preciso?
Mah... niente di particolare... le solite cose... quelle che fanno tutti gli Uomini Paggi.

Messaggini, fiori, colazioni a casa...
Cosa? Ah... Me ne vergogno un po’ ma... Sì. È vero. Una volta anche una pizza a domicilio. Marinara con le acciughe, se non ricordo male.
Una sola volta però.

Come? Ah, sì. Anche qualche trasferta a vuoto. Vabbè non erano viaggi poi così lunghi e dispendiosi. Sì, certo, alla fine del secondo giorno, quella volta a Capri mi sono guardato allo specchio e mi sono chiesto cosa ci facessi lì.
Però era una situazione particolare.
L’Uomo Paggio che era in me aveva preso il sopravvento.
Tipo “L’esorcista”.
Posseduto dalla paggettudine.
Mica è così facile liberarsene?

Quanto mi è costato? Ma per chi mi avete preso? No. Non ci sto a piegarmi a questo bieco materialismo...
Comunque... diciamo un bel po’ di euro.
Non molti.
Ma nemmeno pochi.

E un mucchio di pensieri.
E parecchie notti in bianco.
E tanta salute.

Risultati? Non molti. Ma più di quanti immaginereste.
E poi... credo di avere imparato la lezione.

Forse.

Comunque... fatemi un piacere. Se, per caso, lungo la vostra strada, nelle vostre vite, doveste incontrare esemplari di Uomini Paggi, aiutateli.
Aiutateli a liberarsi.

Possono farcela.

Basta che proviate a farli ragionare. A far fare loro una semplice serie di calcoli. Tipo un’equazione.
Solo più semplice.

Diteglielo.

Che è inutile che fanno avanti e indietro per portarLe in giro vestiti da chaffeur. Tipo Ambrogio dei Ferrero-Rocher.
Che è inutile che comprano tutti quei regali.
Che è inutile che dilapidano i loro stipendi per offrire cene. E pranzi. E colazioni.
Che è inutile che studiano la notte per il giorno come intercettare i Loro gusti. Come essere sempre al passo con le Loro esigenze.
Che è inutile che diventano lettori, spettatori, amanti dell’arte, dell’architettura, intellettuali a tutto tondo.
Tanto non raggiungeranno mai nessun risultato con Loro.
Perché questo è il mesto destino che attende gli Uomini Paggi.
Poveracci!

Aiutateli.

Mi raccomando.

Ora, scusate, ma… devo andare… sta suonando il cellulare. Devo rispondere. - Ciao! Come stai? Allora che dici? Vuoi che ti porti a cena fuori? Magari in quel ristorante dove preparano il sushi e il sashimi… quello giù in centro, che ti piace tanto?