11.3.07

Elogio del Calippo...


...e della sua funzione pedagogica. Lo trovate qui.

9.3.07

La miglior difesa è l'attacco?


Quante volte capita che fai presente a una persona una mancanza, muovi una critica e, per tutta risposta, vieni attaccato, magari spostando l’attenzione su tutt’altra cosa rispetto a ciò di cui si stava discutendo?

Non so a voi, ma a me è capitato spesso.

Stai discutendo con una persona, ritieni che abbia sbagliato, sei convinto, magari erroneamente, ma in buona fede di avere ragione e, tutt’a un tratto, senza neanche rendertene conto, mentre stai parlando, ti accorgi che i termini del discorso sono ribaltati.

Sei tu ad essere messo in discussione.

Sei tu ad essere sotto osservazione.

Sei tu ad aver sbagliato.

Non importa che sull’aspetto specifico di cui stavi parlando avessi ragione. C’è sicuramente qualcosa che ti può essere rinfacciato o, comunque, le cose non stanno come dici tu perché tu puoi sbagliare e sbagli anche spesso, ma dall’altro lato no, sbagliare non rientra nelle opzioni.

È vietato.

Non fa parte del DNA.

Qualche esempio può aiutare a comprendere meglio ciò di cui sto parlando.

Frequento una ragazza. Usciamo insieme. Ci sentiamo continuamente. Ci vediamo spesso. Stiamo insieme. Ad un tratto gli atteggiamenti dall’altro lato cambiano. Certe attenzioni vengono meno. La freddezza è percepibile. Lo faccio presente. - Come si può cambiare idea da un giorno all’altro senza un motivo apparente? - Le dico. - Ma quale idea! Che stai dicendo? Non è vero. Va tutto bene. Sei tu ad essere troppo ansioso. Devi fare qualcosa per quest’ansia che ti porti dietro. Sennò diventa un problema troppo grande. - Mi risponde.
Sì, è vero. Sono un tipo ansioso. Anche se ho cercato di migliorarmi sotto questo punto di vista e, sotto certi aspetti, credo di esserci riuscito.

Quindi aveva ragione?

Non del tutto.

Perché durante quella conversazione mi veniva anche detto che tra noi non si poteva andare avanti. Quindi era vero che le cose erano cambiate, almeno da parte sua. Facevo bene ad essere preoccupato.

E cosa c’entrava in tutto questo l’ansia?

Un altro caso assai frequente è quello della sindrome dell’abbandono.
Fate attenzione, perché è molto diffuso.
Ti senti spesso con un’amica. Lei ti cerca. Tu la cerchi. Poi, improvvisamente, scompare. Per un po’ non si fa sentire. Sei sempre tu a cercarla. Glielo fai presente. Dici – Ehi, ma che fine hai fatto? Non ti fai sentire più! – La risposta, nel 99% dei casi, è una sola – Ma cosa dici? Dai, non fare così… Non farti venire la sindrome dell’abbandono! – Ti risponde.

Sindrome dell’abbandono?

Ma cos’è?

È pericolosa?

Che sintomi porta?

Starò male?

Come diavolo avrò fatto a prendermela?!

L’idea che sia stata lei a sbagliare proprio non le sfiora la testa.
O, forse, gliela sfiora, ma preferisce fidarsi del vecchio adagio secondo cui la miglior difesa è l’attacco.
Meglio ribaltare la realtà piuttosto che fare i conti con essa…

E gli esempi potrebbero continuare. C’è un caso clamoroso di difesa tramite ribaltamento della realtà di cui mi parlava qualche tempo fa El Tiburon.
Se vorrà, magari, sarà lui stesso a raccontarcelo…

Gli esempi sono intercambiabili, la sostanza no.
Attaccare è meglio che difendere.
Sempre.

E io resto lì.

A continuare a farmi una domanda.

Costa davvero così tanto dire “scusami, ho sbagliato”?

8.3.07

Alla maniera di Bendis.









Uno dei momenti migliori della mostra-mercato Mantova Comics 2007 è stato sicuramente l'incontro con il grande Brian Michael Bendis.

Bendis è attualmente uno dei più famosi scrittori di comics d'oltreoceano.

E' passato nel giro di pochi anni dal lavorare a piccole opere come Goldfish e Torso per alcune case editrici indipendenti a misurarsi con i più noti personaggi dell'universo Marvel come Spider-Man, New Avengers e, soprattutto, Daredevil per il quale, a mio parere, ha scritto alcune delle migliori storie di tutti i tempi.

L'incontro verteva sullo scrivere comics alla maniera di Bendis. Il simpatico sceneggiatore si è rivelato estremamente cordiale, ha fatto disporre tutti i presenti in cerchio intorno a lui preferendo un dialogo vivace anziché una lezione condotta dall'alto verso il basso.

Questi sono alcuni consigli che il buon Brian ha dispensato nel corso dell'incontro.

Possono essere utili per chi voglia provare a scrivere o, più semplicemente, comprendere i meccanismi che sono dietro la scrittura, ma non prendeteli per oro colato perché, come ha premesso lo stesso Bendis, Non ci sono regole sullo stile di scrittura. O meglio, ci sono, ma esistono solo per essere violate.

Si scrive per bisogno. Per se stessi. Si scrive innanzitutto per se stessi.

La prima cosa da chiedersi è: cosa voglio scrivere? Io, per esempio, scrivo ciò che vorrei leggere e non posso leggere.

Un errore frequente è quello di provare a scrivere per piacere. È come dire: piace l’arancione, allora farò qualcosa di arancione.
Non bisogna seguire le mode perché quando pubblicheranno ciò che voi avete scritto seguendo la moda, questa potrebbe essere già passata e nessuno vi leggerà. Scrivete cose che voi volete scrivere e fate in modo che la gente le scopra
.

Per chi si avvicina alla scrittura consiglio On Writing di Stephen King.

Sono una spugna della cultura pop. King ha fatto un paragone con il rock e roll. Ha detto: il rock ruba da tutti i generi musicali: jazz, country, r&b. Quando ruba da se stesso, rimane nella media, ma quando prende qualcosa dagli altri generi musicali, si eleva.
Lo stesso vale per il fumetto. Se scrivi fumetti e lo fai guardando al di fuori del mondo del fumetto, lo elevi
.

Il mio modo di scrivere fumetti è lo stesso che usavo per le sceneggiature che ho scritto per il cinema.

Fate attenzione al ritmo.

Nella Marvel ho libertà creativa. Tutto ciò che viene stampato è scritto da me. Se lavorassi nel cinema rimarrebbe solo il 40%. Chi lavora nel mondo del cinema vuole solo due cose: denaro e conservare il posto di lavoro.

Tutto quello che vedete oggi al cinema, nei fumetti è già stato fatto.

7.3.07

Cartoline da Mantova.


Il grande Brian Michael Bendis (di cui parlerò diffusamente in uno dei prossimi post), special guest-star della mostra e geniale sceneggiatore, tra le altre, di serie come Ultimate Spider Man, Daredevil, New Avengers e Powers


Megatavolo con al lavoro alcuni big del fumetto italiano ed internazionale: tra gli altri Bendis, Camuncoli, Dell'Otto, Fiorentino


Roberto Recchioni (noto anche come RRobe) ideatore di John Doe, Detective Dante e Garrett, futuro sceneggiatore di Dylan Dog (nonché una delle figure ispiratrici di questo blog) alle prese contemporaneamente con schizzi e telefonate


Il grande (in tutti i sensi...) Riccardo Burchielli, tra i più acclamati disegnatori dell'ultima generazione (per i suoi lavori su John Doe, Garrett, DMZ) al lavoro su un ritratto di Garrett richiesto dal sottoscritto


Brian Michael Bendis incontra due sue vecchie conoscenze: l'avvocato Matt Murdock ed il suo alter ego mascherato Daredevil


Direttamente dalla saga di Guerre Stellari due singolari figure robotiche si aggirano per la fiera

2.3.07

Parenti, amici e tanti guai.


Parto.

Sarò via per qualche giorno, a trovare parenti e amici tra Mantova e Brescia.

Andrò anche a fare un giro ad una mostra-mercato del fumetto giovane, ma di cui si dice un gran bene. E questi sono i guai di cui al titolo. Perché le mostre-mercato sono davvero un bel problema per il mio portafogli...

Tornerò a postare verso la metà della settimana prossima.
Non fate casini in mia assenza...

1.3.07

Di maestri, regole e tutto quanto.




Se dovessi indicare due pellicole che non mi stanco mai di rivedere, di cui ogni volta apprezzo sempre nuovi dettagli, non esiterei ad indicare queste due: Out of Sight e Jackie Brown.

Della prima mi piace il montaggio, il fatto che la narrazione proceda a scatti, andando avanti ed indietro e che per collocare cronologicamente una sequenza si debba guardare la lunghezza dei capelli di George Clooney.

E poi c’è dentro una delle scene più sexy della storia del cinema: George Clooney, il ladro, tenta un approccio con Jennifer Lopez, la detective, fingendosi qualcun altro.
Anche lei finge di essere qualcun altro.

Tutti e due fingono.

Anche se entrambi conoscono la verità (già si sono incontrati/scontrati più volte nel corso del film). E, mentre parlano, inframezzate con le sequenze e con l’audio del dialogo, il montaggio ci fa vedere ciò che, di lì a breve, succederà tra i due…

Di Jackie Brown mi piace il fatto che sia diverso da tutti gli altri film di Tarantino.
Ha un ritmo lento, un tono misurato, non esasperato e nevrotico come Le Iene o Pulp Fiction.
C’è un De Niro fortissimo nella parte del tipo perennemente fatto, dalla prima all’ultima scena.
C’è il finale strepitoso, con la stessa sequenza vissuta dal punto di vista dei diversi protagonisti, dichiarato omaggio al Kubrick di Rapina a Mano Armata.
E poi c’è la colonna sonora, forse la più irresistibile tra tutte quelle (peraltro magnifiche) che accompagnano le pellicole del regista italo-americano.

È anche l’unico film di Tarantino a non avere un soggetto ideato dallo stesso regista-sceneggiatore.

E così veniamo a quel signore anziano che vedete raffigurato quassù.

Si chiama Elmore Leonard e, a più di ottant’anni, è ancora in grado di sfornare romanzi coinvolgenti, pieni di ritmo e dai protagonisti indimenticabili come, per citarne solo alcuni, Tishomingo Blues e Hot Kid.
I due film di cui ho parlato finora sono tratti da altrettanti suoi romanzi e ne sono particolarmente fedeli (specialmente Jackie Brown).
Sicuramente riescono a mantenere quello che è il più grande punto di forza della scrittura di Leonard: i dialoghi.

Elmore Leonard è il miglior dialoghista del mondo.

Se i suoi personaggi riescono ad essere così vivi è perché parlano.

Parlano.
Parlano.
Parlano.

Ma non di cose distanti o di massimi sistemi.
Parlano di hip-hop, di basket, di film, di soul, di country.

E questo contribuisce a renderli simili a noi. E perciò ancora più vivi.

Tarantino, anche lui uno che fa parlare tanto i protagonisti dei suoi film, non ha inventato nulla. Semplicemente, per sua stessa ammissione, ha letto, sin da ragazzino, tantissimo Leonard.
Dai suoi romanzi western (purtroppo ancora in gran parte inediti in Italia) ad i suoi noir intricati, fitti di personaggi, dove ognuno vuole fregare l’altro ed i giochi finiscono sempre per scompaginarsi per piccoli dettagli del caso.

Quindi, se trovate spesso in questo blog pezzi pieni di dialoghi, è perché sto provando ad imparare, anche se con esiti tra il goffo ed il disastroso, da Elmore Leonard.

Dal maestro Elmore Leonard.

Ah, dimenticavo.
Un po’ di tempo fa il maestro ha scritto delle regole.

Dieci semplici regole da seguire per chi vuole provare a scrivere.
Le ho tradotte, stampate ed attaccate alla lavagna magnetica, alla sinistra della mia postazione di studio/lavoro.

Eccole qui:
1. Mai aprire un libro con le condizioni del tempo.

2. Evita i prologhi.

3. Non usare mai un verbo diverso da "ha detto" per portare avanti un dialogo.

4. Non usare un avverbio per specificare il verbo "ha detto".

5. Tieni i punti esclamativi sotto controllo.

6. Mai usare le espressioni "improvvisamente" o "è scoppiato l’inferno".

7. Usa il dialetto regionale, il patois, con parsimonia.

8. Evita le descrizioni dettagliate dei personaggi.

9. Non scendere in troppi dettagli nel descrivere luoghi e cose.

10. Cerca di lasciar fuori tutto ciò che i lettori tendono saltare.

Beyoncé e Shakira insieme...

e ho detto tutto!